Gran Premio del Brasile – Tra le curve del mito

Interlagos, tanta storia e tante curiosità

È la città più grande delle Americhe, e quasi sicuramente non la più bella. Ma São Paulo, per i brasiliani e per il mondo, è anche “la città” della Formula Uno. Delle 44 edizioni disputate finora (più la gara inaugurale, non titolata, del 1972) solo dieci si sono corse al Jacarepaguà di Rio.

Tutte le altre a Interlagos, un sobborgo a sud della capitale. La metà dei piloti brasiliani che hanno corso in Formula 1 viene dallo stato paulista: Fittipaldi, Pace (a cui è dedicato l’impianto), Senna, Barrichello, Massa per citare i più conosciuti. Il tracciato originale era lungo quasi otto chilometri, si estendeva oltre l’attuale “esse” dedicata ad Ayrton Senna e faceva arrabbiare i piloti per le pessime condizioni dell’asfalto, dovute anche ai movimenti del terreno paludoso.

Oggi siamo all’estremo opposto con una pista di poco più di 4 chilometri e un rettilineo di soli 650 metri, anche se l’ultima parte si percorre tutta in accelerazione.

L’albo d’oro del Gran Premio, per la Scuderia Ferrari, vede i nomi di Lauda, Reutemann, Mansell, Prost, Schumacher, Massa e naturalmente di Kimi Raikkonen, che nell’avventurosa edizione 2007 vinse a Interlagos anche il titolo mondiale (qualcuno asserisce di avergli visto una lacrima, quando si tolse il casco e il passamontagna ai box per ringraziare tutti).

Da qualche anno anche il paddock paulista ha cambiato fisionomia: lo stretto corridoio tra garage e hospitality ha lasciato il posto a una struttura più moderna e spaziosa. Del passato restano i caratteristici nomi delle curve: Bico de Pato (becco d’anatra, così detto per la forma stretta e allungata), Mergulho (tuffo), così chiamata per via della pendenza, e Laranjinha (letteralmente piccola arancia), perché le “arance” per i brasiliani sono i piloti inesperti, e questa piega non fa per loro…