Rally 4 Regioni: Storia di un mito

a cura di Piero Venturarnrnrnrn

Cos’è stato il Rally 4 Regioni? Perché il suo nome è ancora oggi attorniato da una sorta di alone magico? – Ripercorriamone brevemente la storia, poi lasciamo ai lettori il giudizio.

Sino alla metà degli anni ‘60 i rally italiani assurti a grande notorietà erano pochi: il Rally del Sestriere, poi divenuto Rally dei Fiori per prendere successivamente il nome di “Rally di Sanremo”, il Rally di San Martino di Castrozza e il Rally delle Alpi Orientali. La gente imparava un poco alla volta a conoscere questa tipologia di gara, i suoi campioni e le vetture. Altri grandi appuntamenti incrementavano intanto la scena agonistica: a Novara il rally 999 Minuti, a Como il Villa D’Este, nella piccola Repubblica del Titano il Rally San Marino, il Rally dell’Isola d’Elba, il Rally Prealpi Venete e nel 1971 a Pavia: il Rally “4 Regioni”. Il suo inventore? Un trevigiano Doc, Benedetto Pelliccioni (direttore dell’Aci Pavia), mentre Siropietro Quaroni (presidente della commissione sportiva dello stesso Aci) fu colui che invece lo portò nell’Olimpo. Dopo aver lavorato in simbiosi, proponendo nel 1969 e nel ’70 due edizioni del Giro della Provincia sottoforma di “Regolarità Sprint”. Sull’onda del successo riscosso e del crescente entusiasmo generale che investì tutta la provincia, nel 1971 Quaroni e Pelliccioni si lanciarono in quella che molti definirono: “la grande follia”: l’organizzazione di un rally vero e proprio che si sarebbe distinto per la sua durezza e tecnicità. Nacque così, nel mese di giugno di 44 anni fa, il Rally 4 Regioni.rnrnrn[showpicc]2_1972_benedetto_pelliccioni_e_ninni_russo.jpg[/showpicc]rn

Benedetto Pelliccioni (a sx) e Ninni Russo (a dx) in una fotografia del 1972

rnrnrnBen 1.656 chilometri (900 dei quali di prove speciali) ricavati tra i più impegnativi asfalti e sterrati dell’Appennino lombardo, emiliano, ligure e piemontese, furono il teatro del primo atto di una splendida avventura durata sino al 1986. La vittoria di Lampinen con la Fulvia HF ufficiale, in un’edizione massacrante che vide solo 17 vetture al traguardo e la partecipazione della Squadra Lancia ufficiale che piazzò tre vetture ai primi tre posti, collocò da subito la gara pavese ai vertici dell’interesse generale.rnrnrn[showpicc]3_siropietro_quaroni_presidente_aci_pavia_per_un_quarto_di_secolo..jpg[/showpicc]rn

Siropietro Quaroni, presidente ACI Pavia per un quarto di secolo

rnrnrnNel 1973 Siropietro Quaroni fu eletto presidente dell’Aci Pavia e con Pelliccioni Direttore dell’Autoclub ebbero mano ancora più libera per far grande la gara. La sola validità al Campionato Italiano Rally stava alquanto stretta. Si puntava in alto. Ci furono innovazioni, si scoprirono tratti ancora più affascinanti e tecnici. Dopo la vittoria di Paganelli-Russo nel ’72 con la Fiat 124 spider ufficiale, fu la volta di Balestrieri-Maiga (Fulvia HF ufficiale) a firmare l’albo d’oro. Alla fine del 1973 Pelliccioni lasciò Pavia e tutto il peso dell’organizzazione per l’edizione ‘74 ricadde sul solo Quaroni, il quale si avvalse esclusivamente di collaboratori locali; due su tutti: Mario Giuliano e Gigi Bigatti. rnIl rally era ormai divenuto di validità europea, in quel periodo a dominare la scena era la Lancia Stratos, la quale dominò il 4 Regioni per un intero lustro. Munari-Mannucci vinsero nel ’74 e ’75, Darniche-Mahe fecero loro le edizioni ’76 e ’77, mentre Carello-Perissinot si aggiudicarono quella del ’78.rnrnInnovazioni StraordinariernL’edizione del 4 Regioni 1976 fu designata quale prova di riserva per il Campionato Mondiale Rally, proprio in quell’anno Siropietro Quaroni portò alcune innovazioni di grande successo nel modo di far correre i rally in Italia inserendo ronde lunghissime (oltre 50 km cad.) e affascinanti. Un’altra grande innovazione l’apportò nel 1981, quando creò il “Circuito di Cecima” un vero autodromo collinare, più tortuoso e impegnativo del famoso Nurburgring. Le ronde, come ben sappiamo sono state poi imitate un po’ da tutti, ma il circuito di Cecima, di grande spettacolarità; 17 chilometri di strade trasformate in un autodromo, con tutti i concorrenti chiamati a compiere tre giri, è rimasto unico nella storia. Fu quello anche il primo esperimento in Italia nel campo rallystico di far pagare l’ingesso agli spettatori, ciò nonostante ci fu un’affluenza di pubblico esorbitante”.rnrnSolo grandi nomi nell’Albo d’Ororn“Se non si è campioni non si vince il 4 Regioni” questa fu una frase storica pronunciata dal suo creatore Siropietro Quaroni, infatti, a iscrivere i propri nomi nell’albo d’oro della manifestazione furono solo grandi rallysti. Dopo quelli già citati, nel ’79 fu la volta dei compianti Attilio Bettega e Maurizio Perissinot con la Fiat 131 Abarth davanti agli iberici Zanini-Petisco (Seat) e Cerrato-Guizzardi (Opel Kadett GTE), nel ’80 i transalpini Beguin-Lenne con la Porsche vinsero davanti a Tabaton-Redaelli (Stratos) e Vudafieri-Mannucci (Fiat 131 Abarth). Doppietta Ferrari nel 1981 con le 308 dei francesi Andruet-Emanuelli ed dei nostri Pregliasco-Mannini. Tripletta delle Opel Ascona di Conrero invece nel ’82 grazie a Luky-Penariol, Tony Fassina-Rudy Dalpozzo e Biasion-Siviero, questi ultimi passati sulla Lancia 037 vinsero l’anno successivo. Sempre con la Lancia 037, Vudafieri-Pirollo si aggiudicarono l’edizione 1984. Il 1985 segnò il preludio alla fine. Difficoltà economiche e una situazione politico-sportiva delicata, indussero Quaroni a desistere dal mandare in scena l’edizione numero quindici, che fu ripresa l’anno successivo in tono minore in cui, prima che il sipario calasse definitivamente sul 4 Regioni, Ormezzano-Mello con la Toyota Corolla, riuscirono a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro di una gara rimasta nel cuore di tutti gli appassionati.