Auto storiche: FERRARI 250 MM – 800.000 Euro, tanto per cominciare

È il sogno di ogni collezionista: trovare un’auto di grande valore che è rimasta ferma per decenni, coperta con un telone in un garage. E poi baciarla per svegliare la bella addormentata.

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La Ferrari 250MM del 1953 che verrà battuta all’asta organizzata dall’Istituto Vendite Giudiziarie Pavia-Lodi il prossimo 22 aprile, fa parte di questo ristrettissimo mondo di rarità. La storia di questa auto, contraddistinta dal numero di telaio doppio (0276 e 0330, di cui poi ne vedremo le ragioni) inizia appunto nel lontano 1953, quando alla sua apparizione sul mercato, il pilota Franco Cornacchia, fondatore della famosa Scuderia milanese “Guastalla” (che ebbe tra le sue fila i più grandi piloti italiani da Ascari a Castellotti), nonché concessionario Ferrari di Milano, ne immatricolò una in versione Berlinetta, targata MI 220258.rnrnCon questa vettura, Cornacchia partecipò alla corsa in Salita alle Torricelle giungendo 3°, piazzamento che ripeté anche al Giro di Sicilia, mentre vinse sia la Trieste-Opicina che la Stella Alpina. Prima di addentrarci a conoscere la vita di questa specifica automobile, diamo un’occhiata invece alla storia del modello 250MM nel suo insieme.rnrnrn[showpicc]3_ferrari_250mm.jpg[/showpicc]rnrnrnTutto inizia nella primavera del 1952, quando in seguito alla vittoria della Ferrari 250 S alla Mille Miglia di quell’anno, la Ferrari presenta al Salone dell’automobile di Parigi un telaio più convenzionale, rispetto a quello del modello citato, su cui doveva essere costruita la nuova versione della 250.rnrnDi questa perla meccanica il grande pubblico ricorda però con affetto la versione vestita da Pininfarina, che esordisce al Salone di Ginevra del 1953. Si tratta di una berlinetta, caratterizzata dall’ampia calandra ellittica frontale, dai montanti obliqui e dalle superfici che si alternano con la soave poesia delle rotondità.rnrnrn[showpicc]4_ferrari_250mm.jpg[/showpicc]rnrnrnL’allestimento del maestro torinese guadagna un posto di riguardo nella storia del marchio Ferrari. Il modello è chiamato “250 MM” in onore alla vittoria nella celebre corsa ottenuta da Bracco del ‘52 al volante, appunto, della Ferrari 250 S Berlinetta Vignale.rnrnSe ne preparano due versioni: berlinetta e barchetta, la prima ad opera di Pininfarina, la seconda, disegnata da Giovanni Michelotti, é prodotta da Vignale. Della prima se ne realizzano diciotto esemplari, della seconda tredici, mentre concepita dallo stilista Morelli e realizzata da Vignale, una Berlinetta Pininfarina é trasformata in Spider.rnrnLa 250 MM era in sostanza un aggiornamento della 250 S ed i miglioramenti più importanti furono incentrati sul motore, sulle sospensioni e sul cambio.rnrnNel complesso queste evoluzioni resero il modello più maneggevole rispetto alle vetture antenate. La versione più famosa fu la berlinetta di Pininfarina che lasciò, tra l’altro, anche un segno indelebile nel design automobilistico.rnrnrn[showpicc]5_il_marchio_vignale.jpg[/showpicc]rnrnrnQuesta vettura era comunque allineata agli standard stilistici dell’epoca, ma possedeva dei segni distintivi che la caratterizzavano, come una piccola griglia montata sul frontale, una coda compatta ed un grande lunotto panoramico. La versione di Vignale possedeva invece fari anteriori incassati e prese d’aria laterali che diventarono una costante nelle Ferrari degli anni cinquanta.rnrnrn[showpicc]6_motore_ferrari.jpg[/showpicc]rnrnrnIl passo della 250 MM era più lungo rispetto a quello della 250 S, più precisamente 2400 mm contro 2250 mm. Il peso variava invece dai 900 kg della berlinetta agli 850 kg della barchetta. Il motore era un V12 a 60° non sovralimentato, anteriore e longitudinale. L’alesaggio e la corsa erano rispettivamente 73 mm e 58,8 mm, che portavano la cilindrata totale a 2953,21 cm³. Il rapporto di compressione era di 9:1. La testata ed il monoblocco erano fabbricati in lega di alluminio. La potenza massima erogata dal propulsore era di 240 CV a 7200 giri al minuto.rnrnrn[showpicc]7_carburatori_originali_weber.jpg[/showpicc]rnrnrnLa distribuzione era formata da un singolo albero a camme in testa che comandava due valvole per cilindro. L’alimentazione era assicurata da tre carburatori di marca Weber e modello 36 IF/4C. L’accensione era singola ed il relativo impianto comprendeva due spinterogeni. La lubrificazione era a carter umido, mentre la frizione era multidisco. Le sospensioni anteriori erano indipendenti ed erano costituite da dei quadrilateri trasversali oltre che da una balestra montata nella stessa maniera; le sospensioni posteriori erano formate invece da un ponte rigido e da balestre semiellittiche longitudinali.rnrnEntrambe avevano installato ammortizzatori idraulici tipo Houdaille. I freni erano a tamburo sulle quattro ruote, mentre la trasmissione era formata da un cambio manuale a quattro rapporti sincronizzati più la retromarcia. Lo sterzo era a vite senza fine e settore dentato. La trazione era posteriore. Il telaio era tubolare in acciaio. La carrozzeria era berlinetta o spider a due posti ed era fabbricata in alluminio. La velocità massima raggiunta dalla 250 MM di serie era di 250 km/h. rnrnrnTorniamo ora al modello al centro della nostra attenzione.rnrnNel mese di giugno del ’53, Franco Cornacchia decide di trasformare la “Berlinetta in spider” affidandola allo stilista di Ferrara Morelli il quale la fa sviluppare a Torino, dal carrozziere Alfredo Vignale, specialista nelle “fuoriserie” – È appunto in quel frangente che sul telaio appare una nuova numerazione, la 0330.rnrnLa vettura in oggetto, pertanto è da considerarsi “ricarrozzata” e non, come impropriamente asserito da alcuni “periti”, una “replica”. La vettura fu poi venduta al pilota Luigi Piotti che, con il n° 22 sulla portiera, la porta in gara al 6° Gran Premio Autodromo di Monza giungendo sesto.rnrnL’8 agosto, Piotti vince il Circuito di Calabria. Sempre Piotti partecipa alla 12 ore di Pescara e alla Bologna-Raticosa. Nel 1954, Piotti, in coppia con Clemente Biondetti, giunge 4° alla Mille Miglia, 5° alla Targa Florio e 4° al GP Supercortemaggiore a Monza.rnrnIn mano a Biondetti vince poi la Coppa della Consuma, giunge settima al Gram OPremio del Portogallo per vetture Sport e vince il giro delle Calabrie. Nel 1956 la Ferrari n° 0276-0330 varca l’Oceano e nel 1957 si presenta al via del campionato Usa – SCCA, prima nelle mani del driver statunitense William Infantino, poi di Arthur “Bud” Fast, che la danneggia seriamente in un brutto incidente.rnrnrn[showpicc]8_la_voglia_di_farla_ruggire.jpg[/showpicc]rnrnrnAcquistata da David Leopold di New York, é ricondizionata perfettamente e poi venduta ad un altro pilota, Tony Kouleski il quale vi disputa parecchie gare prima di cederla a Gary Wales di Brooklyn nel 1964.rnrnNel 1970 é acquistata da Thomas Oleson di Santa Barbara e venduta nel 1971 a Jacksons Brooks nel 1971. In quel periodo telaio e motore vengono restaurati seguendo i più alti standard di lavorazione.rnrnNel 1990 fa ritorno in Italia, acquistata da Ferdinando Pagliarini che, mantenendola in perfetto stato di conservazione fa bella mostra alle rievocazioni storiche della Mille Miglia del 1990, 91, 92, 93 e 1994.rnrnNel 1995, la 250 MM, é venduta a Vincenzo Scandurra che partecipa alla Mille Miglia. Nel dicembre dello stesso anno, la vettura é acquistata dalla tedesca Zwerenz Automobili per 3 milioni di marchi.rnrnLa 250 MM, é poi iscritta alla Mille Miglia del 1996 e del 1997 da Gandini-Agliardi. Nel 1998, per una somma che si aggira attorno ai 500.000 marchi, la Zwerenz Automobili l’affitta allo svizzero Oscar Meier il quale partecipa alle Mille Miglia dello stesso anno, del ’99, del 2000, del 2001 e del 2002.rnrnFinita tra le vetture di un collezionista lomellino, un poco abbandonata a se stessa, questa automobile, esemplare unico nella sua storia travagliata di appartenenza alla mitica famiglia delle 250 MM, è oggi finita all’asta, che avrà una base di partenza di 800.000 euro e magari un immediato acquirente con tanta voglia di farla ruggire ancora.