Formula 1 e MotoGP: questione di radio

C’era un’immagine utilizzata spesso dai telecronisti di Formula 1: Michael Schumacher con la radio a tutto volume all’interno dell’abitacolo, durante le sue lunghe cavalcate, trionfali e solitarie, al volante del Cavallino. Ovviamente era una provocazione, per descrivere l’apparente facilità dei successi di Michael, in quei primi anni del nuovo millennio.

In F.1 non si è ancora arrivati a intercettare frequenze radiofoniche da viaggio, né musica né notizie sul traffico accompagnano i piloti. Però qualcosa, quelle antenne, dritte sul musetto, poco prima che scenda a toccare quasi l’asfalto, captano.rnrnTante informazioni arrivano dal muretto box, a volte troppe, come successo quindici giorni fa a Silverstone a Nico Rosberg. rnrnInformazioni radio, invece, che ancora oggi in MotoGP mancano e per questo Andrea Dovizioso e Valentino Rossi, forse, hanno perso la gara di domenica scorsa al Sachsenring. rnrnCol passaggio delle moto il tracciato tedesco stava lentamente asciugandosi, dopo la forte pioggia mattutina. I piloti in pista avevano conoscenza diretta dell’asfalto, gli ingegneri al muretto osservavano direttamente sui monitor le loro scelte. L’unico strumento che i team avevano per comunicare erano le tabelle esposte al proprio pilota ogni volta che transitava sul rettilineo, cioè ogni minuto e mezzo circa: un intervallo di tempo eccessivo rispetto alle variazioni meteo, a quelle dell’asfalto e alle scelte strategiche degli avversari. rnrnLa mancanza di informazioni sul tipo di gomma ideale ha costretto i piloti a confrontarsi con sé stessi, in un fitto soliloquio all’interno del casco. Marc Marquez, sprofondato nella sabbia e in classifica, non avendo così nulla da perdere, è rientrato presto per balzare sulla moto equipaggiata con le slick. I battistrada italiani, Dovizioso e Rossi, hanno preferito fidarsi dei loro battistrada da bagnato, fino a cinque giri dal termine, ignari che lo spagnolo della Honda li stava raggiungendo velocemente. In particolare Rossi per più di un giro ha ignorato i messaggi del box Yamaha, cercando di evitare un cambio moto per lui tradizionalmente sfavorevole. rnrnIl fatto che alla fine del GP di Germania Marquez abbia trionfato e Dovizioso e Rossi siano arrivato solo 3° e 8°, è relativo.rnrnCiò che conta, e si ricorderà, sono state le decisioni dei piloti, solitari, in sella senza alcuna istruzione suggerita negli auricolari. Strategie lasciate all’intuito di chi è costretto a ragionare a trecento chilometri all’ora, su un equilibrio precario. Per questo, al di là di aver vinto o perso la corsa, quelle decisioni accrescono il carisma del motociclista. rnrnNon addentriamoci ora nello stabilire chi, tra la squadra o il pilota, debba avere l’ultima parola sulle strategie in corsa. rnrnL’aspetto più interessante è un altro: senza la possibilità di comunicare via radio, nel panorama dei motori, la vita del pilota di moto è la più difficile, ma anche appassionante, per chi sta a guardare, per la maggioranza. Non essere aggiornati immediatamente su ciò che avviene in pista è, senza dubbio, un’imperfezione, una mancanza di ottimizzazione delle prestazioni. Il GP tedesco ha mostrato, da un lato, l’essenzialità della radio nelle competizioni motoristiche, dall’altro, per coloro che cercano di comprendere i pensieri e gli stati d’animo di un atleta nel bel mezzo della performance, ha fatto pensare che forse è anche un bene che vi sia questo deficit di comunicazione tra team e centauri.rnrnrn[showpicc]620_box_moto.jpg[/showpicc]rn

Gran Premio di Germania 2016. Andrea Dovizioso (30) e Valentino Rossi (37) rientrano ai box per il cambio moto

rnrn rnAnche in Formula 1 la FIA si è posta la questione di un ritorno al passato: limitare i dialoghi tra box e pilota, in particolare su quegli argomenti attinenti alla guida, come le istruzioni sull’utilizzo dei freni, delle mappature della power unit o delle gomme. La finalità di queste restrizioni è quella di lasciare totalmente al pilota la gestione del mezzo durante la corsa, come avveniva una volta.rnrnA Silverstone però la radio sulla Mercedes numero 6 ha funzionato troppo: Rosberg si è ritrovato col cambio bloccato in settima marcia, a pochi giri dal termine. Rischiava, Nico, il ritiro. Via radio il suo ingegnere di pista è intervenuto suggerendogli la procedura da compiere sul volante per risolvere il problema. Si è trattato di un esplicito aiuto dato al pilota, e quindi, al termine della corsa, la direzione gara ha penalizzato il leader del campionato, arretrandolo dal 2° al 3° posto.rnrnI team, dopo aver approvato a inizio stagione le nuove norme sulla limitazione dei team radio, durante le ultime corse di Baku e Silverstone si sono accorti delle conseguenze che scaturiscono da questi divieti e paiono voler fare marcia indietro. Probabilmente per preservare la monoposto o l’incolumità del pilota è meglio lasciare libere le comunicazioni radiofoniche. Meglio avere Rosberg in lotta con Verstappen che ritirato a bordo pista…rnrnInvece sulle strategie, come successo domenica in MotoGP, è forse sensato lasciare autonomi i piloti, i quali devono fidarsi delle loro percezioni in pista. Una difficoltà in più per chi guida, un momento interessante per chi guarda, che potrà esultare per un colpo di genio di un pilota o disperarsi per un incredibile errore di valutazione di un altro corridore. Nei GP la posta in gioco è alta: ci sono in ballo i capitali delle grandi case, le sponsorizzazioni, i contratti: ma senza le radio, domenica scorsa, gli appassionati di motori si sono potuti godere uno spettacolo umano, ahi troppo umano!

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Toto Wolff (44) davanti al muretto Mercedes

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Francesco Bagini