Formula 1: i misteri di Budapest

Si possono assumere due atteggiamenti diversi quando si è di fronte a dei fatti ai quali è difficile dare spiegazione: il primo, più semplice e immediato, consiste nell’avanzare teorie complottistiche, aggrappandosi a credenze o supposizioni, snocciolate con quella malcelata superiorità di chi crede di sapere come vanno le cose del mondo.

Il secondo atteggiamento è più faticoso, perché cerca di smontare l’arcano con la ragione, analizzandolo senza la certezza di giungere a conclusioni definitive. Tra le anguste pieghe dell’Hungaroring, da sabato scorso, aleggiano alcuni misteri; dei “perché” di fronte ai quali le opinioni sono differenti, proprio in base al tipo di atteggiamento che si vuole assumere.rnrnPerché Nico Rosberg non è stato penalizzato dopo le qualifiche?rnrnSabato pomeriggio i 10 piloti qualificati stavano affrontando il decisivo e ultimo giro cronometrato. A guidare il gruppetto c’era Fernando Alonso, a chiuderlo Nico Rosberg. Lo spagnolo, nella parte centrale del tracciato, tra una esse e l’altra, ha commesso un errore di traiettoria, fatale con la pista umida. La McLaren è andata in testacoda. A quel punto sono state esposte le bandiere gialle. I piloti che seguivano, primo fra tutti Lewis Hamilton, hanno dovuto abortire il loro tentativo, mentre Alonso lentamente riprendeva la pista. Nonostante il pericolo fosse cessato le bandiere gialle erano ancora sventolate due curve prima rispetto a dove lo spagnolo aveva commesso l’errore; infatti quei marshall non potevano certo vedere dove si trovava la McLaren ed evidentemente non erano stati richiamati via radio. In quell’istante transitava Rosberg: ci sono le bandiere gialle, ma la pista è sgombra e lui ottiene la pole position, tra l’incredulità generale.rnrnI commissari in serata hanno convocato il pilota tedesco. Qui apriamo un paio di parentesi perché alcuni giornalisti TV hanno incominciato a instillare il germe del complottismo credulone…rnrnÈ risaputo che la FIA non sia rapida nell’affibbiare penalità ai piloti, ma a volte la sua proverbiale lentezza, in sede d’esame, è necessaria per un giudizio ponderato. Nella fattispecie la lentezza della decisione è da ascriversi al fatto che le qualifiche della Formula 1, a causa del mal tempo, si erano protratte fino a ritardare l’inizio delle gare di GP2 e GP3. Di conseguenza la direzione corsa, ha giustamente preferito esaminare meglio il “caso Rosberg” al termine delle due gare di contorno. Quindi è stato inutile da parte di alcuni commentatori TV avanzare sospetti sul ritardo del verdetto.rnrnPoco dopo le 19:30, quindi, il poleman si è presentato di fronte ai tre direttori di gara. Anche qui va sottolineato l’inopportuno commento del telecronista di Sky Sport: Baham Lekhal, mauritano (non delle Mauritius come si è letto da qualche parte…), presiede la Federazione Automobilistica della Mauritania, e vanta esperienze nei rally-raid a due ruote. In cabina di commento si è ironizzato sulla nazionalità del direttore, anche qui tirando fuori il solito luogo comune circa l’incapacità di chi proviene da “paesi esotici”, magari paradossalmente più informato sui regolamenti proprio per non sfigurare ai primi gran premi.rnrnAlla fine Rosberg l’ha passata liscia non perché è stato giudicato da un mauritano, ma perché ha dimostrato con la telemetria di aver rallentato nel microsettore di pista sotto bandiere gialle.rnrnLa decisione dei commissari pare comunque sbagliata, se si pensa all’incidente di Suzuka costato la vita a Jules Bianchi, nel 2014. La dinamica di quel dramma, ad oggi, non è ancora stata chiarita, ma la FIA, in una nota ufficiale, ha parlato di responsabilità del pilota, reo di non aver rallentato abbastanza in una zona con le bandiere gialle esposte. Dunque con Rosberg, nonostante la lieve decelerazione, era auspicabile un metro di giudizio più severo.rnrnÈ fuori luogo però parlare di favoritismo nei confronti della Mercedes. L’unica spiegazione plausibile potrebbe essere questa: accertato il rallentamento di Rosberg, la direzione gara ha voluto chiudere un occhio, perché si è resa conto di non aver avvisato in tempo i commissari di ritirare le bandiere gialle. Come ha dimostrato lo stesso Rosberg la pista era ormai sgombra e praticabile.rnrnrn[showpicc]620_flags.jpg[/showpicc]rn

Il Gran Premio d’Ungheria ha compiuto 30 anni. La prima edizione nel 1986

rnrn rnPerché Max Verstappen non è stato penalizzato dopo la gara?rnrnCelebrato dalla stampa al termine della corsa, Kimi Raikkonen ha corso un buon GP in Ungheria. Sabato per un errore strategico della squadra (però non è la prima volta che succede a Kimi) si è qualificato in 14^ posizione. In gara non ha compiuto molti sorpassi, impossibilitato dal layout della pista magiara. Però il ferrarista ha saputo gestire le gomme, sua specialità, e con una strategia differente dagli altri, non per numero di pit stop ma per durata degli stint e scelta di mescole, ha rimontato sino al 6° posto.rnrnUn risultato eccellente considerata la qualifica, ma pur sempre ultimo tra i top team e comunque davanti alla modesta McLaren-Honda di Alonso, 7°; a proposito: il facile sorpasso sullo spagnolo è stato salutato dai telecronisti con un’enfasi eccessiva, se vogliamo considerare il finlandese un pilota di rango.rnrnAlla fine, la rimonta di Kimi si è bloccata negli scarichi della Red Bull di Max Verstappen, uno dei piloti più difficili da superare; anche perché l’olandese è sempre al limite nel difendersi. Da tempo il regolamento vieta ai piloti di cambiare direzione sul rettilineo per più di una volta in fase difensiva. Regola discutibile, che però Max sembra non recepire.rnA pochi giri dal termine Raikkonen è stato chiuso tra la prima e la seconda curva dalla Red Bull. A dispetto delle prime impressioni, però, la manovra dell’olandese è parsa meno scorretta, tanto è vero che la direzione gara non lo ha punito, nonostante le ire del muretto Ferrari.rnrnAnche in questo caso è inaccettabile alludere a favoritismi nei confronti della Red Bull. Verstappen ha dapprima chiuso la porta alla sua destra, restando a centro pista; poi si è spostato a sinistra probabilmente per impostare, in leggero anticipo e con diabolico mestiere, la svolta successiva. Così il cambio di direzione ostruzionistico è risultato essere solo il primo, quello verso destra. Il veterano Raikkonen ci è cascato come un debuttante, rompendo parte del musetto e le speranze di coronare la sua rimonta, che gli è valsa comunque tanti applausi e addirittura un 10 in pagella: questo sì, un vero mistero.

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Max Verstappen (18) ha duellato con Kimi Raikkonen (36) regalando le uniche emozioni del GP d’Ungheria

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Francesco Bagini