Formula 1, un fantasma tra Hamilton e Vettel

Che prontezza Lewis Hamilton: giù la visiera, si spengono i semafori e uno scatto fulmineo; poi su gli occhiali da sole, si accendono le telecamere e recite d’attore.

A Shanghai il tre volte Campione del Mondo ha sfruttato al meglio la strepitosa pole position del sabato. Ha affrontato la prima curva, stretta e bagnata, con un vantaggio divenuto rassicurante in pochi metri, lanciato verso la prima vittoria stagionale e la testa della classifica iridata. Agli avversari nemmeno il giro veloce: è stato Grand Chelem (pole, giro veloce e vittoria con gara condotta dal primo all’ultimo chilometro), il 3° in carriera per Hamilton. Giù il cappello.rnrnAnzi su il cappello, con la visierona alla moda appena sopra l’ultimo paio di occhiali da sole. Un rapido check del look e a motori spenti incomincia l’altro lavoro del magnifico pilota inglese. Ciak, si gira, di nuovo.rnLewis Hamilton, dopo 10 anni di Formula 1, ha imparato a sfruttare le telecamere. Siamo appena al secondo Gran Premio, ma il copione del Lewis 2017 è chiaro: Sebastian Vettel, il ferrarista, è l’avversario dei sogni, l’unico pilota con cui vale la pena lottare, l’unico rivale «degno del mio talento».rnrnPersino ridondanti i complimenti, le pacche sulle spalle, il gran cerimoniale, nei confronti del Vettel vincitore di Melbourne e del Vettel battuto di Shanghai. Il ferrarista è, per Hamilton, l’unico con il quale abbia senso duellare.rnMolti che guardano o ascoltano, ci cascano, e plaudono per il fair play tra i contendenti, incominciati già nei test invernali. La Ferrari è favorita, sarà bello lottare ruota a ruota con loro, ripeteva Hamilton a febbraio.rnMa non si pecca certo di cinismo nel decifrare l’atteggiamento di Hamilton di tutt’altra pasta. Le recite di Lewis hanno un unico scopo: sminuire, se non giustificare, la sconfitta subita nel 2016 a opera del compagno di squadra, Nico Rosberg.rnrnIntendiamoci: come sostiene la vulgata Nico non ha mai avuto le stimmate del “campione naturale” (definizione che lascia sempre il tempo che trova, visto che non si nasce mai campioni, ma ci si arriva solo dopo una lunga crescita, da “campioni artificiali”). Ma ammettiamo pure che Rosberg fosse una “mezza porzione”. E bene, Lewis, da pilota alfa, avrebbe dovuto farsene un sol boccone, come era solito fare Michael Schumacher, “il cannibale”, coi suoi compagni di box.rnrnIl comportamento di Hamilton è troppo ricercato e a favor di telecamera per essere sincero. Vettel è il primo a saperlo. Il tedesco non si è dimenticato di quando pur vincendo a ripetizione al volante della Red Bull, veniva sminuito da Hamilton e Alonso che, alle sue spalle, si lodavano a vicenda indicandosi reciprocamente come i migliori del Circus.rnOggi, non c’è nessun pilota da ignorare, nessuno sta rubando la scena all’inglese della Mercedes. Ma forse lo spiritello di Rosberg aleggia ancora in quel box, all’ombra delle pile di gomme o dentro qualche armadietto per gli attrezzi. E si diverte persino a disturbare le frequenze radio, tant’è che Bottas domenica si è sentito chiamare dal suo ingegnere “NICO!”.rnrnL’animo del tre volte campione del mondo si rivela perturbato dal fantasma di Nico, proprio quando Lewis fa di tutto per rimuoverlo. Vettel sembra molto più trasparente, non si nasconde dietro occhiali da sole da pokerista. Non c’è bluff nel suo atteggiamento verso Hamilton. Infatti il suo rispetto per l’avversario non sta nelle parole, ma nei gesti. Tagliato il traguardo, in Cina, Vettel si è accodato al vincitore, senza superarlo per tutto il giro d’onore.rnrnHamilton forse non l’ha notato, troppo impegnato a sbracciarsi, ad ammiccare, aggrappato all’abitacolo; una volta parcheggiato è uscito dall’auto e si è issato di fonte ai suoi fan, seduti in tribuna o davanti alla TV. Sapeva che in quel momento, da qualche parte, tra gli spettatori c’era anche Nico.

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Un’immagine della passata stagione con Lewis Hamilton che si complimenta con Sebastian Vettel. Alle loro spalle Nico Rosberg

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Francesco Bagini